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2 maggio 2017

Tracce di Civiltà Tecnologiche nascoste nel Sistema Solare

Dove cercare - e magari trovare - le prove dell’esistenza di altre civiltà evolute, così avanzate da poter viaggiare nello spazio? Per un astrofisico americano, forse non bisogna andare troppo lontano: potremmo scoprirle proprio nel nostro sistema solare. E persino qui, sulla Terra, ammesso che il passare inesorabile del tempo non le abbia cancellate per sempre.
LA VITA INTELLIGENTE SI E’ SVILUPPATA ANCHE ALTROVE NEL SISTEMA SOLARE?

È il senso dello studio di Jason T. Wright, professore associato di astronomia e astrofisica all’Università di Stato della Pennsylvania. In un articolo pubblicato sul sito online ArXiv.org, il ricercatore ipotizza che in epoche remote una civiltà indigena ora estinta possa essersi sviluppata su Marte (quando era ancora dotato di acqua), su Venere (prima che l’effetto-serra la rendesse bollente e invivibile) o persino sul nostro pianeta, prima- molto prima- dell’esplosione della vita dell’età Cambriana (avvenuta circa 540 milioni di anni fa). Una posizione coraggiosa, che sintetizza così nell’abstract dell’articolo.

“Una delle principali questioni aperte dell’astrobiologia è se ci sia o ci sia mai stata vitaaltrove nel sistema solare. Una delle implicazioni di questo lavoro di ricerca è che stiamo cercando vita microscopica o al massimo non intelligente, anche se gli artefatti tecnologici potrebbero essere molto più facili da individuare. Il lavoro del SETI (sigla che sta per Search for Extra Terrestrial Life, N.d.A.), in questo ambito, presuppone comunque che siano di origine extrasolare, anche se si sa che la vita esiste sulla Terra da eoni.
Ma se una precedente specie di tipo tecnologico, magari in grado di viaggiare nello spazio, è mai comparsa nel sistema solare, potrebbe aver prodotto artefatti o altre tracce tecnologiche sopravvissute fino ai giorni nostri (…) Qui io discuto le origini e le possibili posizioni delle tracce di queste precedenti specie avanzate, che potrebbero essere comparse sulla Terra in epoche antiche o su un altro corpo celeste, ad esempio su Venere prima dell’effetto serra o su Marte provvisto di acqua.

QUALCUNO HA INTERPRETATO QUESTA ROCCIA MARZIANA COME LA PUNTA DI UNA PIRAMIDE

Nel caso di Venere, l’arrivo del surriscaldamento globale potrebbe aver cancellato tutte le evidenze della sua esistenza sulla superficie venusiana. Nel caso della Terra, l’erosione e, sostanzialmente, le placche tettoniche possono aver eliminato la maggior parte delle prove, se mai questa specie ha vissuto qui un miliardo di anni fa. I resti di tracce tecnologiche indigene dovrebbero essere estremamente vecchie, limitando i luoghi in cui potrebbero essere trovate al di sotto della superficie di Marte o della Luna oppure nel sistema solare esterno.”
Affermazioni sorprendenti, anche perché finora gli unici ad aver ipotizzato che in un passato remoto creature capaci di viaggiare nello spazio abbiano popolato i pianeti o i satelliti del sistema solare- Terra e Luna incluse- sono stati solo scrittori di fantascienza, ricercatori alternativi e ufologi, non certo docenti di astronomia. Nel tempo, sono persino state “avvistate” piramidi, sculture e basi segrete sul Pianeta Rosso, oppure obelischi, strade e altre complesse costruzioni sulla superficie lunare, ma finora la scienza aveva sempre riso di queste discusse scoperte.

Jason T. Wright, evidentemente, non ritiene che queste teorie siano solo delle mere sciocchezze, ma le considera spunti di partenza per una riflessione. Scrive ancora: “Strutture rimaste sepolte sotto la superficie potrebbero sopravvivere ed essere riscoperte, almeno fino a quando non subiscono delle collisioni così colossali con meteoriti che la loro natura artificiale viene eliminata. La semplice distruzione invece le renderebbe non più funzionali, ma potrebbero essere ancora riconoscibili come tecnologiche.” E ancora: “Potremmo congetturare che insediamenti o basi su questi corpi celesti siano stati costruiti sotto la superficie per una varietà di ragioni ed essere ancora ritrovabili ai nostri giorni.”

ANCHE SULLA LUNA SONO STATE “AVVISTATE” STRANE STRUTTURE


Ma come verificare la fondatezza di queste azzardate ipotesi? L’astronomo americano ritiene che l’archeologia spaziale– un ambito di ricerca nato di recente- potrebbe aiutare a svelare le tracce di una eventuale specie tecnologica primigenia originata sulla Terra e poi forse distrutta da un cataclisma cosmico o forse emigrata altrove nello spazio. “Tali scoperte potrebbero aver luogo utilizzando gli strumenti della nascente archeologia spaziale che include la ricerca, l’individuazione e l’interpretazione di artefatti umani nello spazio”, spiega il professore. “Forse molto più probabilmente i radar in grado di esplorare il sottosuolo utilizzati nello studio della geologia delle superfici planetarie potrebbero rilevare tracce di edifici sepolti o di altri artefatti.”



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