19/04/12

LA TERRA IMPREPARATA IN CASO DI FORTE TEMPESTA SOLARE: L'ALLARME DI UN RICERCATORE

Il Sole è la nostra fonte di calore e di vita, ma periodicamente può essere causa di forti tempeste in grado di mettere in serio pericolo la nostra tecnologia. A questo scopo un ricercatore del Rutherford Appleton Laboratory, Mike Hapgood, avverte che l’umanità ha necessità di prepararsi al meglio nell’eventualità che questo accada. A sostegno di questa idea c’è la storia, dal momento che la nostra stella in passato ha scatenato tempeste molto più violente di quelle attuali, e con tutta probabilità tornerà a farlo. Ma al momento la nostra capacità di prevedere questi eventi è molto flebile. Hapgood ha proposto sulla rivista Nature di costruire una banca dati storica dell’attività solare. L’obiettivo è ottenere dati statistici significativi e la proposta arriva nel momento in cui il Sole è tornato a svegliarsi, all’inizio di un nuovo ciclo di attività di undici anni.
”Anche se la Nasa ed altre organizzazioni stanno sviluppando sistemi sempre più accurati per prevedere l’arrivo di tempeste geomagnetiche, fino a poche ore o giorni prima che colpiscano la Terra, non è ancora possibile stabilire quanto potenti potrebbero essere questi eventi”, commenta Hapgood.
 “Abbiamo necessità di comprendere meglio il rischio che potrebbe apportare una tempesta di questo genere e svilupparne le conoscenze adeguate in modo rapido”, sostiene il ricercatore sulla rivista. Le tempeste solari che fanno più paura sono le espulsioni di massa coronale, enormi nubi di plasma incandescente espulse nello spazio a 5 milioni di Km/h, o anche più. All’interazione con il nostro campo magnetico, possono danneggiare i segnali GPS, le comunicazioni radio e le reti elettriche per giorni.

Il mondo in passato è stato testimone di tali effetti. Nel Marzo 1989, una CME ha causato un blackout in Quebec per ore, lasciando al freddo e al buio 5 milioni di canadesi. L’evento causò circa 2 miliardi di dollari di danni. Ma le espulsioni di massa coronale possono causare danni anche più gravi: un’enorme tempesta solare nel 1859, oggi nota come “Evento Carrington”, innescò incendi negli uffici telegrafici e aurore boreali sino all’equatore. Il mondo a quel tempo non era tecnologicamente avanzato per subire danni maggiori. Danni simili furono registrati nel Regno Unito e le agenzie spaziali del mondo persero temporaneamente il contatto con circa 1.600 satelliti. Ma se accadesse nuovamente nel presente o nel prossimo futuro? “Assisteremmo a diversi giorni di caos economico e sociale, mancanza di alimentazione di rete in molti paesi del mondo, la perdita diffusa di segnali GPS per la navigazione e la tempistica, il turbamento dei sistemi di comunicazione, arresto del traffico aereo, estesi blackout in tutto il mondo”, sostiene Hapgood. E questi problemi potrebbero durare per lungo tempo. Negli ultimi tempi siamo diventati molto più dipendenti della tecnologia per sostenere la notra vita quotidiana. Usiamo l’elettricità per pompare acqua pulita alle nostre case e rimuovere liquami, utilizziamo i bancomat e le carte di credito per lo shopping di tutti i giorni, passiamo il nostro tempo in modo dipendente dall’elettricità. Nonostante un crescente senso di preoccupazione da parte degli scienziati, la nostra tecnologia resta vulnerabile ad una tempesta solare molto forte. Tanto per cominciare, la nostra capacità di previsione, nonostante i miglioramenti degli ultimi tempi, è ancora carente. Il centro di previsione di meteorologia spaziale degli Stati uniti può fornire attualmente avvisi di forti tempeste geomagneticche da 10 a 60 minuti di anticipo con circa il 50% di precisione. Davvero molto poco per adottare una seria protezione.

La maggior parte degli scienziati si attiene alle osservazioni fatte dai veicoli spaziali un pò obsoleti, che in caso di tempeste molto violente, potrebbero anche perdere i contatti con la Terra. “Abbiamo bisogno di sostituire quei veicoli spaziali e i loro strumenti in modo che siano ottimizzati per il monitoraggio, al fine di estrarre i dati più critici e trasmetterli alla Terra il prima possibile”, continua il ricercatore. Hapgood sostiene che questo tipo di tempeste, di queste proporzioni, possano accadere ogni 1000 anni; non è facile trovare fonti storiche in merito a questi avvenimenti, ma Hapgood sostiene che gli scienziati potrebbero avere un’idea più chiara analizzando altri dati, comprese le osservazioni di oltre un secolo fa. Gran parte di queste informazioni storiche esiste solo sulla carta. I ricercatori hanno anche bisogno di sviluppare migliori modelli basati sulla fisica, al fine di migliorare la loro comprensione della meteorologia spaziale estrema. E inoltre il ricercatore suggerisce che lo studio su altre tempeste, come quelli sulle stelle simili al nostro Sole, potrebbero essere utili. Hapgood considera le tempeste geomagnetiche rischi naturali come i grandi terremoti e le eruzioni vulcaniche. Eventi certamente non frequenti ma potenzialmente devastanti. Questi eventi spesso trascendono l’esperienza di ogni individuo, perché accadono così raramente che vi è una tendenza ad ignorarle. Probabilmente ognuno di noi pensa che possa non verificarsi nel corso della nostra vita; magari accadranno tra 100-500 o 1000 anni, ma in realtà non è detto che non accada. Se davvero dovessero accadere tempeste geomagnetiche molto intense, il mondo piomberebbe nel caos per moltissimo tempo. E’ necessario migliorare quindi la comprensione di questi fenomeni affinchè l’attuale tecnologìa sappia affrontare eventi di questo tipo. In conclusione però, vogliamo tranquillizzare i lettori che nessuna tempesta solare, sino ad oggi, è stata documentata come causa di danni alla salute della popolazione mondiale. Questo articolo, e l’allarme del ricercatore, si prefigge lo scopo di informare la popolazione che in tale eventualità piomberemmo nel passato, in un caos sociale, e che saremmo incapaci di gestire la nostra vita quotidiana come facciamo al momento. Ma con molta probabilità anche una tempesta di notevoli dimensioni non apporterebbe danni insuperabili alla nostra salute.

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