7 febbraio 2009


IMMORTALITÀ E DNA


di Daniela Bortoluzzi

Siamo creature di luce immortali che non sanno - anzi "non ricordano" - di esserlo e si identificano erroneamente con l'involucro provvisorio e quindi mortale che le riveste temporaneamente: il corpo fisico.Per parlare di immortalità bisogna quindi parlare anche di morte, anche se per la maggioranza delle persone questo argomento è tabù. Si evita perfino di pensarci, quasi a fingere con se stessi di essere immortali. Oggi nessuno vuole parlare della morte, specialmente della propria. Intavolare un discorso su questo argomento, significa rompere la calma piatta e disturbare la mente delle persone. Come se non parlandone, uno fosse immune alla morte. Provate a chiedere a qualche vostro amico dove pensa di andare "dopo".Vi dirà: "Non mi interessa, intanto penso a vivere qua adesso e meglio che posso, il dopo non mi interessa. Se c'è un dopo, ammesso che ci sia, ci penserò quando sarà il momento, ci penserò dopo". Ma questo è assurdo! Bisogna sapere dove andremo!E anche da dove veniamo e cosa facciamo qua.Una volta chiarito questo punto, non sarà più possibile aver paura della morte, la peggiore di tutte le paure umane, una paura atavica che viene compensata dall'istinto di conservazione, grazie al quale gli esseri umani immaginano di sopravvivere nei loro figli trasmettendo loro il proprio DNA. Quel DNA che contiene tutte le nostre informazioni genetiche e che si trasmette cellularmente con una stretta di mano, con un bacio, con un colpo di tosse... facendo sì che le reciproche cellule viventi formino per un certo periodo un "unicuum" e comunichino nella Matrix olografica che contiene tutto il Cosmo, dove "evidentemente" tutto è UNO.Ovviamente questo "unicum" non è "perpetuum", ma si limita al periodo vitale delle cellule.
Per capire al meglio quanto appena esposto, bisogna risalire a una serie di esperimenti creati dal dott. Cleve Backster e condotti nel 900 da alcuni scienziati in forze all'esercito statunitense, durante i quali emerse che i sentimenti hanno il potere di influenzare il DNA umano, quindi le cellule viventi.
Fu possibile giungere a una tale conclusione dopo aver verificato che il DNA prelevato da un donatore continuava a reagire come se si trovasse ancora al suo posto. Furono infatti mostrati alcuni filmati "emozionanti" al donatore che si trovava in un locale molto distante dal laboratorio in cui si sarebbe controllato il comportamento delle cellule del suo DNA precedentemente prelevate mediante tampone. Ebbene, le reazioni furono identiche. In seguito, durante ulteriori esperimenti su distanze sempre maggiori fino a oltre 500 chilometri (sempre con il medesimo risultato), il dott. Backster poté appurare e dimostrare - mediante un orologio atomico - che le reazioni del DNA avvenivano simultaneamente. A questo punto, però, sorge un pensiero inquietante: se il DNA continua a reagire allo stesso modo del donatore, cosa succede se il donatore ha lasciato il corpo (è morto)? Nei trapianti, insomma?! Secondo me, chi riceverà il mio cuore, il mio fegato, un mio rene, il mio midollo, la mia epidermide, una mia cornea o qualsiasi altra parte del "mio" corpo (sono donatrice di organi) manterrà per forza una qualche memoria di "me", che si tradurrà forse in un modo "speciale" di vedere le cose. Quando mia madre era in dialisi, avrei voluto donarle un rene, ma le sue condizioni non me lo hanno permesso. Questo significa che il suo Karma doveva compiersi. Ma cosa accadrà ai beneficiari dei miei organi, dal momento che le "mie" cellule saranno mantenute vive fino al momento dell'espianto?
Una risposta emerge dal mare di Energia Divina: siamo tutti UNO.
Secondo David Bohm, se le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza è perché la loro separazione è un'illusione. Nell'ipotesi olografica trovano spazio e spiegazione anche le "sincronicità" e il "caso", e si scopre l'esistenza di un nesso tra fisica quantistica, fisica neurologica, fisica organica e filosofia. E se tutto segue un modello olografico, anche la mente e la coscienza devono farne parte. A questo punto bisogna distinguere che mentre nella fisica classica ogni cosa ha il suo posto, in quella quantistica ogni particella subatomica può essere ovunque in ogni tempo... si può sovrapporre a qualunque livello.Ci troviamo davanti a teorie nuove e diverse, che facciamo molta fatica ad assimilare e accettare. Ci sembrano paradossali, perché ci hanno sempre insegnato che il mondo è composto di materia e che questa è fatta di atomi al cui interno gli elettroni ruotano attorno al nucleo in uno spazio definito, appunto, orbitale. Eppure, anche se tutto è formato da atomi che a loro volta formano le molecole e queste la materia, gli atomi sono praticamente "vuoti" e quindi anche l'universo lo è. Ed è proprio in quel "vuoto" del più profondo campo manifesto che si trova la trama dell'Universo nota come "Scala di Planck", il livello fondamentale della geometria dimensionale oltre il quale lo spazio-tempo si trova nel campo non manifesto delle superstringhe (1).Secondo la teoria della relatività e la meccanica quantistica, i fisici stimano che la maggior parte dell'universo e della materia, abbia l'equivalente di 1094 grammi di massa-energia. Dal momento che ogni grammo equivale al tipo di energia E=mc2, ne risulta un numero elevatissimo. Per arrivare al dunque e capire come questa energia abbia a che fare con la nostra Coscienza, faremo ora un calcolo supponendo, per praticità, che l'universo sia piatto, ipotesi peraltro avanzata da sempre più numerosi dati astronomici.Nel volume (ossia nel vuoto) di un solo atomo di idrogeno, che misura circa 1023 cm2, c'è l'energia latente di 20 miliardi di anni luce... vale a dire 3.000 miliardi di volte maggiore della massa di tutte le stelle.Secondo il fisico William A. Tiller (2), se la Coscienza umana ne permette di controllare anche solo una piccola frazione, significa... che provocare un Big Bang non sarebbe un problema.Se la nostra Coscienza è in grado di controllare questa energia, significa anche che non siamo solo gli inconsapevoli creatori di ogni cosa intorno a noi: siamo anche il soggetto, l'oggetto e il palcoscenico della commedia della vita. E siamo anche l'autore, il regista, il suggeritore e il pubblico. E in questo UNO assoluto siamo Dio, perché nella non-dualità non c'è un Lui e un noi, un dentro e un fuori. Dio è quel mare di energia in cui non è staccato o distinto da ognuno di noi. E di conseguenza noi non siamo noi. Semplicemente siamo.


Note:1. Con la Teoria delle Superstringhe si tenta di spiegare come relatività, gravità e meccanica quantistica - forze cosmiche fondamentali - e le particelle, siano in realtà vibrazioni di sottilissime stringhe supersimmetriche.2. Cattedra di Ingegneria e di Scienze alla Stanford University.
fonte: edicolaweb

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