17 febbraio 2012

HSING NU, IL POPOLO DISCESO DALLE STELLE


Hsing Nu, il popolo adoratore delle stelle
Un popolo enigmatico è quello degli Hsing Nu, dei quali pochissimo sappiamo tuttora, se non che praticavano una curiosa forma di religione astrale, per cui sono stati definiti «adoratori delle stelle». Di loro, e del mistero che li avvolge e che avvolge specialmente la loro fine, ha parlato, tra gli altri. anche il pioniere dell’archeologia spaziale in Italia, Peter Kolosimo, in uno dei suoi libri più famosi e intriganti, Terra senza tempo (Sugar Editore, Milano), nei seguenti termini:

Gli Hsinhg Nu non erano certo contraddistinti da un alto livello civile, ma, per molti versi, le testimonianze indirettamente pervenuteci sui loro monumenti c’indurrebbero a pensare il contrario: ci troviamo di fronte , insomma, ad uno dei tanti inspiegabili contrasti propri alle antiche culture.

Gli Hsing Nu abitavano una regione del Tibet settentrionale, a sud della grandiosa catena del Kun Lun, una zona ora desertica, in gran parte inesplorata. Non erano d’origine cinese: si pensa fossero arrivati laggiù dalla Persia o dalla Siria; i rinvenimenti effettuati, infatti, ci riportano ad Ugarit e, in particolare, alle raffigurazioni del dio Baal, dal lungo elmo conico e dal corpo ricoperto d’argento.

Quando, nel 1725, l’esploratore francese padre Duparc scoprì le rovine della capitale degli Hsing Nu, quel popolo, annientato dai Cinesi, apparteneva già da secoli alla leggenda. Il monaco poté ammirare i ruderi d’una costruzione nel cui interno s’ergevano più di mille monoliti che dovevano un tempo essere rivestiti con lamine d’argento (qualcuna, dimenticata, dai predatori, era ancora visibile), una piramide a tre piani, la base d’una torre di porcellana azzurra ed il palazzo reale, i seggi del quale erano sormontati dalle immagini del Sole e della Luna. Duparc vide ancora la ‘pietra lunare’, un masso d’un bianco irreale, circondata da bassorilievi raffiguranti animali e fiori sconosciuti.

Nel 1854 un altro francese, Latour, esplorò la zona, rinvenendo alcune tombe, armi, corazze, vasellame di rame e monili d’oro e d’argento ornati con svastiche e spirali. Le missioni scientifiche che, più tardi, si spinsero laggiù, reperirono soltanto qualche lastra scolpita, avendo la sabbia, nel frattempo, seppellito i resti della grande città. Fu nel 1952 che una spedizione sovietica tentò di portare alla luce almeno una parte dei ruderi.

Gli avventurieri della scienza si sottoposero a un lungo, massacrante lavoro, senza poter contare su strumenti adeguati, il cui trasporto in quelle regioni appariva impossibile; purtroppo essi riuscirono soltanto a strappare al deserto l’estremità d’uno strano monolite aguzzo, che sembrava la copia identica di quello della città morta africana di Simbabwe, con alcuni graffiti.

Dai monaci tibetani, però, gli studiosi russi appresero vita, morte e miracoli degli Hsing Nu. Furono loro mostrati antichissimi documenti in cui la piramide a tre piani era descritta sin nei minimi particolari. Dal baso all’alto, le piattaforme avrebbero rappresentato «la Terra Antica, quando gli uomini salirono alle stelle; la terra di Mezzo, quando gli uomini vennero dalle stelle; e la Terra Nuova, il mondo delle stelle lontane».

Che cosa significano queste parole sibilline? Vogliono forse dirci che gli uomini raggiunsero chissà quale pianeta in un passato senza ricordo, che tornarono poi al loro globo d’origine e che, alfine, non ebbero più modo di comunicare attraverso lo spazio? Non lo sapremo probabilmente mai, ma i Tibetani pensano che sia in effetti così., affermano che quel popolo cercò nella religione il proseguimento dei viaggi cosmici, cullandosi nella credenza che le anime dei defunti salgano in cielo per trasformarsi in astri.

Interessantissima è la descrizione dell’interno del tempio, che collima in parecchi punti con quella resa da padre Duparc. Su un altare – rivelano le vecchie cronache tibetane – era posta la «pietra portata dalla Luna» («portata», non «venuta»;non si sarebbe trattato, quindi, d’una meteorite), un frammento di roccia d’un bianco latteo, circondato da magnifici disegni rappresentanti la fauna e la flora della «stella degli dei». E dei monoliti a forma di fusi sottili, rivestiti d’argento. Sono animali e piante d’un pianeta colonizzato da cosmonauti preistorici, monumenti eretti a simboleggiare le loro astronavi?

Prima d’un «cataclisma di fuoco», gli Hsing Nu sarebbero stati civilissimi ed avrebbero coltivato diverse straordinarie scienze, le stesse che sono ancor oggi vive fra i Tibetani: essi sarebbero stati non solo in grado di «parlarsi a distanza», ma addirittura di comunicare con il pensiero attraverso lo spazio. Gli individui sopravvissuti alla catastrofe sarebbero precipitati nella barbarie, non conservando dell’antica grandezza che il ricordo deformati dalla superstizione.

Leggende, favole, superstizioni? Forse.

Tuttavia, noi sappiamo che le leggende non nascono mai per caso: si tratta solo di avere l’umiltà e la perseveranza di continuare a scavare intorno ad esse, con mente sgombra da pregiudizi scientisti, per veder riemergere, poco alla volta, il fondo di verità da cui sono nate.

Donne tibetane
fonte

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Piramidi in Sud America,in Africa,In Asia,In Europa(Bosnia)piramidi su Marte.E uno strano rincorrersi di elementi nel Mondo, nel Sistema Solare,nell'Universo probabilmente.Forse la domanda che ci siamo sempre fatti è sbagliata.Non quindi Siamo Soli nell'Universo?Ma piuttosto Dove sono gli altri? Cristal Angel

Annalisa ha detto...

Cristal, ma gli altri, gli ET vivono in una dimensione nella quale noi non possiamo accedervi (al contrario di loro che possono interagire con la nostra), nè percepiamo con i nostri limitati sensi, seppur è attorno a noi. E' questa l'illusione. E' molto ovvio.

Anonimo ha detto...

Io penso che molto tempo fa,gli esseri umani portatori di un livello evolutivo molto superiore al nostro,durante le loro peregrinazioni nello cosmo,siano giunti sulla terra e innamoratisi di questo pianeta,che magari era simile a quello di origine,vi abbiano installato delle colonie,per poi ripartire alla scoperta dell'universo, con la promessa di ritornare un giorno per ricongiungersi ai loro fratelli.Se è come penso spero che un giorno ritornando sulla terra non si vergognino di ciò che siamo diventati e di ciò che abbiamo sempre fatto,e cioò combatterci fra di noi,piuttosto che creare un altro paradiso. Sara

Anonimo ha detto...

Spero che la dimensione in cui vivono gli ET sia come un foglio di cristallo,che si dissolve piano piano per darci l'opportunità di vedere e di capire l'Universo che vive parallelo al nostro fianco da tempo immemorabile. Cristal Angel

Anonimo ha detto...

Ogni volta che si analizzano le tradizioni e le religioni dei popoli,in qualunque età storica siano vissuti,si notano sempre elementi ripetuti(vedi il diluvio universale) che accomunano le diverse civiltà,come se il Tutto avesse avuto un'unica origine.E proprio il caso di dire 'tutti i popoli sono fratelli'. Elisa

Anonimo ha detto...

Saremmo anche giunti dalle stelle,ma come racconta la storia della civiltà umana(Non quella ufficiale,che per vari motivi,non tiene conto delle verità e civiltà scomode)arriviamo sempre al punto in cui l'Universo con le sue forze,o il più delle volte noi stessi ci autodistruggiamo,per poi ripartire da capo.Una sorta di tara mentale che ci impedisce di ritornare nel luogo dal quale siamo partiti. Giuseppe

Aquila ha detto...

E' gia' in atto il processo lento ma inevitabile che ci condurra' alle soglie di una nuova dimensione, che ci consentira' di comprendere realta' ancora precluse ai nostri sensi. E solo allora (tra le altre cose) saremo in grado di comunicare senza difficolta' con gli altri abitanti del cosmo. Stefano

Anonimo ha detto...

Tutti continuano a sperare in questo salto ideale che ci farà scoprire nuove frontiere.Io spero che ci sia davvero,altrimenti dovremo continuare a convivere con il mondo e la dimensione attuale,che vanno di giorno in giorno sempre peggio. Roby

Anonimo ha detto...

Ogni giorno leggendo sia i quotidiani per così dire tradizionali,sia quelli fuori dal coro generale mi rendo conto che il mondo lungi dall'evolversi,va sempre di più verso il baratro.La natura e il mondo terreno sono sempre più inssoferenti per il modo in cui si palesa la nostra presenza.Se la terra è una creatura viva come dicono in tanti,non passerà troppo tempo prima che si comporti come il cane infestato da troppe pulci. Angelo

Anonimo ha detto...

Una delle varie costanti della vita di tutti i popoli che si sono succeduti sul nostro pianeta è che a distanza di tempo devono o sentono la necessità di spostarsi sul territorio.Non vale naturalmente in tutti i casi,ma forse si pùo applicare lo stesso principio a livello cosmico.Quando le risorse o altre necessità lo rendono necessario ci si sposta altrove.Per i viaggiatori delle stelle forse il principio vale per spazi più grandi. Enrico

the rock ha detto...

Cari blogger il punto e questo non da dove veniamo ma sè qualche civiltà ci salverà dal countdown che ci stà distruggendo!
Ciao a tutti

Anonimo ha detto...

Molti popoli attuali,che hanno un livello di vita tecnologico inferiore al nostro hanno chissà perchè un rapporto con le forze e energie dell'Universo,che gli permette di vivere in perfetta sintonia.Noi che invece ci reputiamo loro superiori questo privilegio lo abbiamo perso da molto tempo,e sembrerebbe non siamo neanche interessati a recuperarlo. Riccardo

Anonimo ha detto...

Il titolo dell'articolo è forse parzialmente corretto.Forse sarebbe il caso di scrivere"Hsing Nu"uno dei popoli discesi dalle stelle. Giuseppe

claudio69x ha detto...

Per capire questi popoli bisognerebbe capire come utilizzavano le piramidi le colonne simili magari agli obelischi in Egitto e le varie tipologie di pietre che utilizzavano per la loro costruzione. C'è un denominatore comune che lega molti popoli antichi.Una Conoscenza particolare del Sole e del Cosmo trasmessa loro da" qualcuno " molto Evoluto. Il fatto che costruissero Piramidi e monoliti anticamente in tutto il mondo ci deve far riflettere che non erano solo tombe o osservatori. Sfruttavano una determinata Energia prodotta sia dal Sole che dalla Terra con il fluire dell'acqua sotto al sito.

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