2 novembre 2014

BOLDEN, DAVIES E QUELLE ROCCE DI MARTE TROPPO REGOLARI

[Tratto dal blog MisterobUFO] Il professor Alessio Luise ha voluto passarci, per il dibattito, queste sue riflessioni relative a Marte e alle immagini che giungono dal Pianeta Rosso. Ovviamente ci sono precisi riferimenti a forme che potrebbero essere sassi, ombre o altre risultati dell’attività degli apparecchi con cui i rover della Nasa riprendono e trasmettono, ma anche reperti uguali a oggetti che, sulla Terra, ben conosciamo. Buona lettura e buon dibattito.
Charles Frank Bolden è un militare e astronauta statunitense attualmente amministratore della Nasa. Nei primi giorni del mese, per la precisione il 9 ottobre 2014, nel corso di un’intervista ufficiale sulle frequenze televisive inglesi di Itv (questo il link), oltre ad annunciare la possibilità di portare l’uomo su Marte, ha dichiarato sostanzialmente che sul Pianeta Rosso esisteva vita biologica e che è possibile che esista ancora oggi. Argomentando l’ipotesi di viaggio e della missione, ha così sentenziato: 

“Mars is very Earth-like, or at least used to be very Earth-like. It is a planet… sister planet to Earth. It is the most likely planet in our solar system that had life at one time, may have life now, and we feel definitely can sustain life.So… so that’s the reason we chose it…”.


Traduzione: “Marte è molto simile alla Terra, o almeno era molto simile alla Terra. È un pianeta… fratello della Terra. È il pianeta del nostro sistema solare che più probabilmente ha ospitato vita in passato, potrebbe ospitare vita adesso, e pensiamo possa sicuramente sostenere la vita… Per questo… questa è la ragione per la quale l’abbiamo scelto”

Malgrado molti detrattori della causa interstellare extraterrestre vogliano sminuire il senso di una frase assolutamente chiara, l’asserto ha evocazioni “copernicane” nel senso che rappresenta un’ ufficiae e rivoluzionaria presa di posizione ed un nuovo punto di evoluzione per le ricerche sul territorio marziano. Più che un sincero riconoscimento dunque e un vigoroso sprono a proseguire nel dibattito per i tanti appassionati osservatori e ricercatori privati sparsi per il pianeta Terra.


Tuttavia Bolden non è nuovo a simili entusiasmi e già nel passato aveva accoratamente appoggiato le tesi del fisico Paul Davies, uno dei principali sostenitori del Seti (Search for Extra Terrestrial Intelligence), ora direttore del Beyond Center dell’Università dell’Arizona, con sede a Temple, e famoso divulgatore scientifico, che nei suoi studi esobiologici ha già ammesso la plausibilità di attività microbiche marziane e che ha sempre spronato la collettività a passare al setaccio tutte le immagini scattate dalle sonde inviate nel corso degli ultimi decenni, a partire da quelle contenute nel catalogo del Lunar Reconnaissance Orbiter sino alle immagini più recenti del rover Curiosity. Per Davies il nostro pianeta è giovanissimo, con i suoi 4,5 miliardi di anni, ovvero un terzo dell’età dell’Universo che ne avrebbe 14 miliardi. 


Prima che la Terra si formasse, prima che sulla sua superficie si sviluppasse la vita allo stadio primordiale, altrove potevano già esistere mondi abitati da creature evolute in grado di viaggiare ed evolversi, sempre secondo Davies da una forma biologica ad una robotizzata o sistematicamente progettata per incursioni nel nostro sistema solare. Davies ipotizza che almeno una volta negli ultimi 4 miliardi di anni ci sia stato un passaggio di civiltà aliena sulla Luna e che non sia affatto folle cercare di argomentare eventuali tracce di anomalie interessanti, elementi artificiali, o reperti non umani. Soprattutto, da questo guru del Seti, è arrivata spesso la legittimazione a concentrarsi sull’apparente stranezza di forme di rocce troppo regolari e di altre anomalie vulcaniche.

 

Il clima favorevole del dibattito e l’esponenziale serie di immagini curiose provenienti da Curiosity impressionano e sovraccaricano certamente la nostra speculazione dubitativa sulle tesi comunemente adottate da un certo pensiero unico scientifico. Senza smarrire troppo la sobrietà e la prudenza intelligibile, è arduo prescindere da un segnale di cambiamento che legittima parecchio l’osservazione libera di Marte. Un’iniezione di entusiasmo, mi permetto, anche per gli animatori e i gentili lettori di Mistero bUFO che hanno spesso considerato prospettive simili in precedenti post.


Col prezioso contributo analitico di Tetricus, ho recentemente raccolto alcune testimonianze stuzzicanti sui comportamentei della materia e le sue maliziose compartimentazioni. Reputo da sempre che si avverta progettualità ogni qualvolta una forma ce la suggerisca; altresì l’origine della crescita modulare di una forma e la sua plausibile complicazione suggeriscono gli stessi avvicinamenti oggettuali cui rimandare quindi un’essenza utensile o artefatta. Assolutamente curioso è ad esempio la foto dell’ “attaccapanni” fig. 1 (così affettuosamente rinominato da Flavio Vanetti). C’è complessità modulare e differenziazione prossima a progetto all’interno di uno stesso oggetto. Il fatto importante è che riusciamo a derivare non solo essenza bensì presenza spaziale con ricorrenze formali riconducibili più a progettazione e organizzazione delle forme stesse.


Finanche bizzarra è poi la postura o posizione rivestita dal reperto. Reputo lecito trovare difficile che, ogni qualvolta recuperiamo diagrammi di forze così precisi e strutturantesi in oggettualità presunte (ma altresì credibili), debba prevalere fissamente solo l’aleatoria casualità. Insomma, può una roccia spezzarsi e modellarsi in quel modo? Se poi con suggestione “parmenidea” ricordiamo che l’Essere è “una sfera perfettamente rotonda, la cui forza è costante dal centro in qualunque direzione”, come negare che sia sferica la presunta “pallina” in fig. 2? Vero è che quando si cercano artefatti sul suolo marziano la direzione è arbitrariamente umana e si modella sulle nostre sensorialità e percezioni rappresentative. Noi non possiamo che farci idee nostre, umane su quello che vediamo. Restiamo vaghi sulla realtà di farci un’idea altra di una eventuale tecnologia antica di milioni di anni o su tutto ciò che può essere artificiale. Tuttavia possiamo immaginare una geometria cosmica universale con ricorrenze di forma crescita e deviazione analoghe, e dove l’esempio più semplice di intervento progettuale intelligente si dice spesso possa allora essere un angolo perfettamente retto, come in fig.3.




Altre mie recenti rilevazioni, infine, portano a congetturare possibili resti di meccanismi modulari facenti parte di strutture magari più complesse (fig.4, fig.5, fig.6, fig.7, fig.8). Un affettuoso saluto a tutti i lettori.

Alessio Luise



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1 commento:

amon_adamas ha detto...

Dai che ci sono vicini....!

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